Quando fratel Arturo Paoli dialogando con Normanna Albertini parlava di Pietro da Talada

Fratel Arturo Paoli ha lasciato questa terra, ma non ci ha abbandonato. Tutt’altro. Oggi è il giorno della riscoperta dei tanti segni che ci ha donato. Tra questi un prezioso intervento che impreziosì il lavoro di Normanna Albertini su Pietro da Talada, il pittore del 1400, autore di splendide Madonne con bambino.
Oggi come omaggio vi riproponiamo quel saggio.

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Maria, donna del Magnificat, mandata a cantare colui che viene a liberarci dall’orgoglio

di fratel Arturo Paoli

 “È impossibile pensare l’Incarnazione
e la redenzione senza la donna:
voce di Maria a Cana di Galilea:
fate quello che vi dirà;
voce della Samaritana:
venite a vedere un uomo;
voce della Maddalena:
ho visto il Signore.”

(Arturo Paoli – “Il sacerdote e la donna”)

Io sono un amante dell’arte, da giovane ho avuto un grande maestro che insegnava storia dell’arte a Pisa, Matteo Marangone, ma egli si interessava soltanto delle forme, dell’aspetto estetico, non di ciò che poteva esprimere un’immagine. Forse anche agli artisti stessi il soggetto, in realtà, non interessava: il popolo era religioso perciò ai pittori venivano commissionate immagini sacre. Ora, guardo la Madonna col bambino di Pietro da Talada e la prima cosa che noto è: qui manca Giuseppe. Perché?

Maria è rappresentata col bambino e, in altre immagini di altri artisti, Gesù è attaccato al petto di lei. Giuseppe, quando c’è, è lì come custode, non è mai in posizione di amico, di marito, ma sempre di protettore, di guardiano a cui è affidata Maria. L’interesse è tutto concentrato in lei. Anche liturgicamente, Giuseppe viene celebrato come il custode, il padre “putativo”, colui che difende la maternità. Da cosa viene tutto ciò?

È la cultura greca che ha pervaso la cristianità, è il punto di vista dei greci sul rapporto uomo/donna e sulla famiglia. I greci sono stati i più lascivi dell’umanità, però sono quelli che hanno considerato una debolezza l’amore e l’amicizia per la donna. Come viene valutata la moglie di Socrate nei dialoghi di Platone? Una bisbetica. Una donna intrattabile da cui egli si è dovuto difendere. L’immagine dell’uomo che i greci ci hanno tramandato è quella di un essere che non ha complemento, che è “a metà”. L’immagine di Gesù è quindi associata a quella della madre, però è importantissimo, ad un certo punto, che egli si “difenda” dalla madre, e succede quando dice: “Chi è mia madre? Chi sono i miei fratelli?”

Già a dodici anni, al tempio, aveva detto ai suoi: “Perché mi cercate?”

Il vangelo ci spiega questo: Gesù si emancipa.

Ho un ricordo di mia madre quando, a diciotto anni, mi disse che, da quel momento, dovevo uscire di casa ed imparare a cavarmela da solo. Mi ha aiutato ad emanciparmi. Da lei sono tornato sempre, e mi piaceva portarle dei piccoli regali. Ma lei mi ha spinto ad essere libero. La mancanza della figura del padre nell’iconografia è emblematica. Se Gesù, invece di essere visto come una vittima per placare un Padre arrabbiato, venisse visto come un modello da seguire, tutto sarebbe diverso. La venuta del cristianesimo e di Cristo nell’Occidente greco in un certo senso ha magnificato solo un aspetto sia di Gesù che di Maria, un aspetto trascendente. Il mondo greco è caratterizzato dalla ricerca di quello che è metafisico, cioè la ricerca del principio delle cose: le idee, per Platone, i prototipi per Aristotele. San Tommaso ha pensato il cristianesimo in questo schema, lo schema metafisico. Io penso che questo spieghi molto la crisi attuale e anche un po’ la crisi della Chiesa perché, praticamente, noi abbiamo vissuto un Cristo lontano dalla realtà e abbiamo interpretato questa presenza fisica di Gesù sulla terra come la presenza di una vittima destinata ad essere “macellata” per ottenere il perdono dal Padre per i nostri peccati. In questo modo, sono stati creati tanti, ma tanti equivoci. Il primo equivoco è che ora ci troviamo una civiltà cristiana totalmente lontana dai principi veri del cristianesimo. Praticamente abbiamo detto: “Gesù ha scontato i peccati per tutti e noi, in qualche modo, attraverso una lacrimetta, riusciamo a salvarci l’anima senza troppo impegno perché Lui ha già salvato l’anima di tutti.”

In base a questo principio abbiamo creato tutti i dogmi di Maria, che entra in questa visione metafisica, mentre avrebbe potuto essere veramente la donna emancipata, la donna liberata, quella del cantico del Magnificat, invece è stata vissuta (ed ancora oggi è vissuta) un po’ unicamente come “lontana”. Sia Gesù che Maria sono stati messi troppo “lontani”, perdendo, secondo me, il valore di essere veramente i prototipi dell’Uomo e della Donna. Gesù non ha “pagato per noi”, Gesù ci ha preceduto. Le persone sono rimaste ammalate dell’Hýbris (termine greco per “tracotanza”, “eccesso”, “superbia”, “orgoglio”, “prevaricazione”), tutte, non guarite dall’Hýbris, mentre Gesù è venuto per guarirci da questa malattia, da questo peccato originale vero che è il nostro orgoglio.

Il continente cristiano è stato l’autore, in neanche cinquant’anni, di due guerre sanguinosissime, chiamate guerre “mondiali”, (e noi diciamo mondiali quasi per vantarci), e anche oggi la terra cristiana, attraverso i progetti industriali, tecnici, attraverso il capitalismo, è al centro della divisione e della discordia nel mondo. Quello che avrebbe dovuto essere il centro della redenzione, della salvezza dell’uomo, della liberazione vera che Gesù ha vissuto per primo come modello nostro, è diventato il centro della discordia, della divisione, delle guerre. La pagina del Magnificat come liberazione dell’uomo è totalmente sparita, invece è proprio quella che vale. Che cosa ha fatto Gesù?

“Ha deposto i potenti dai troni, ha esaltato gli umili”, poi, invece, che cosa è successo?

È diventato “il Redentore”, quello che ha liberato tutta l’umanità simbolicamente, tuttavia l’umanità non ha seguito questo. L’umanità l’ha adorato come colui che ci ha liberato dal peccato originale, peccato che, invece, ci portiamo addosso tutti tranquillamente. È come se uno ci venisse a liberare da un’epidemia, però si liberasse lui soltanto, e questo a noi bastasse. Ha già fatto tutto, ci ha messo la tessera del paradiso in tasca; basta pregarlo, basta credere in Lui… e non imitarlo! Non accettare la liberazione nostra, che avviene soltanto attraverso il deserto, attraverso la passione, l’accettazione. Il matrimonio, per esempio, la coppia umana, dovrebbe essere la dimostrazione basica, dovrebbe essere l’esempio di questa liberazione, invece è proprio tutto il contrario. Ognuno dei due, ad un certo punto, va per conto suo, non ascolta l’altro, si fissa sulle proprie ragioni, sui propri interessi. Questo perché l’uomo e la donna non sono stati davvero liberati.

Tutto quello che ha fatto Gesù sulla terra è stato divinizzato, è diventato metafisico, fuori dal mondo: Gesù è visto come il nostro Salvatore e Redentore, ma non come il nostro modello. Infatti Charles de Foucauld lo chiama “il modello unico”. Padre Foucauld, diventato prete, non va a fare il missionario fra i cattolici, va tra i musulmani, dicendo loro: “Quello che dovete fare è vivere come fratelli, volervi bene”.

Ai cristiani tu non puoi predicare questo perché secondo loro Gesù ha già fatto tutto, ci ha dato il biglietto d’ingresso per il paradiso, quindi, all’ultimo momento, basterà una lacrima: “Signore, mi pento”… ed è tutto fatto.

Siccome oggi, veramente, l’Europa sta crollando, allora si comincia forse a vedere con più chiarezza chi è Gesù. E quel che è successo per Gesù, vale anche per sua madre.

Maria, da “corredentrice”, chiamata alla sua sofferenza come madre che vede morire il figlio, viene vista come colei che ha partecipato più da vicino di tutte le creature delle sofferenze del Cristo e ha seguito il suo destino; come Gesù è implorato come il nostro Salvatore e non imitato come “il modello”, il modello dell’amore verso i fratelli fino a morire, così è per lei. Abbiamo interpretato il sacrificio di Cristo come i sacrifici alle antiche divinità: io offro un “altro” (poteva essere un animale) al mio posto per placare la divinità che è arrabbiata con me.

In questo modo il Padre aprirebbe le porte perché il figlio si è sacrificato per tutti, e non perché è stato “il primo di tutti”: questo è l’equivoco! Un equivoco che ci porta a bestemmiare davanti al dolore: “Perché mi fai soffrire?”

Invece il dolore, le delusioni, gli abbandoni, gli insuccessi, la povertà, sono la tua salvezza. … Quando si parla del peccato originale, cosa si vuol dire?

Michelangelo, quando scolpiva, affermava che fare una statua era un’operazione facilissima. Bastava levare il superfluo e la statua usciva, liberata. Ecco: questa è l’immagine precisa di ciò che dovrebbe essere l’uomo. L’uomo è l’immagine di Dio, però a condizione che si liberi. Ha l’intelligenza, ha l’amore, due facoltà che hanno bisogno di essere liberate.

La teologia della liberazione, sulla quale è stata messa una pietra, era stata un tentativo per arrivare a questo, ma non è rimasto ormai niente.

Io sarò un teologo della liberazione fino alla fine del mondo, un modestissimo, ultimissimo, poverissimo teologo della liberazione. Per quanto riguarda la donna nella Chiesa, dare il sacerdozio alla donna, e fare sì che lo viva come lo vivono oggi i sacerdoti, sarebbe un male ancora peggiore, un rimedio peggiore del male. Maria, la ragazza del Magnificat, è stata mandata per cantare finalmente colui che viene a liberaci dalla potenza, dall’orgoglio, dall’ Hýbris che viene dal “troppo”, dall’abuso delle tue facoltà, la testa e il cuore. Invece di usarle, se ne abusa, se ne fa una forza negativa da cui bisogna liberarsi. Anche la stessa spiritualità predicata ai preti: “Devi essere perfetto, devi essere superiore agli altri, non devi essere un poveraccio spinto dalle passioni…” alla fine genera delle depravazioni.

Invece, fin dalla prima giovinezza, una persona deve poter ragionare su dove mettere o indirizzare la propria affettività. Io ho scritto un libro su questo tema, “Il sacerdote e la donna”, e il primo editore, cattolico, a cui lo presentai mi disse: “Per carità, Arturo, non fare questa sciocchezza! Diranno che racconti cose tue, ma che in realtà non dici tutto.”

Invece, quel che avevo scritto era tutto, non c’era nulla di più o di diverso, e i miei fratelli di Charles de Foucauld di Spello mi dissero, al contrario, che andava pubblicato.

Anche l’altro mio libro “Camminando si apre il cammino” è scritto per parlare dell’importanza della relazione con la donna. L’amicizia, è l’amicizia che bisogna imparare, che bisogna predicare. La donna è un essere umano, non è una serva, la sessualità vissuta insieme dovrebbe essere il coronamento di un percorso d’amicizia, non lo sfogo di un bisogno. Tutto attualmente, invece, è entrato nella logica del consumo, anche le relazioni, anche la sessualità.

L’amicizia è la cosa da imparare. Bisogna insistere sull’importanza dell’amicizia uomo – donna, perché l’uomo, che sia prete o non prete, senza l’amicizia con la donna è incompleto. Io ho capito il mio voto di castità anche nell’amicizia con tante donne, nell’ascolto, nel dialogo con loro. Sento che questo manca in genere nei rapporti, nelle relazioni. Il ricco pensa alla donna come qualcosa da mostrare a riprova della sua potenza, della sua ricchezza; l’uomo povero la usa e la sfugge perché teme il suo sguardo. Non è che in altre culture la situazione delle donna sia migliore: io ho vissuto quattro anni con i musulmani e non ho visto cose più buone.

Una cosa che mi fa anche sorridere l’ho vissuta nell’estate scorsa. Oggi si usa il “navigatore”. Tutti gli anni vado in vacanza con un gruppo di famiglie nel reatino, la mattina mi alzo presto e vado a fare una passeggiata; un giorno un signore ferma l’automobile, scende e mi dice: “Scusi, per andare a… sono sulla strada giusta?”

Gli ho spiegato che stava andando nella direzione opposta. Lui si è fermato a parlare: la conversazione si è prolungata e lui si è quasi scusato, dicendo che se avesse avuto il navigatore non mi avrebbe disturbato. Allora io ho preso la palla al balzo e gli ho risposto che se avesse avuto il navigatore non ci saremmo mai incontrati, non avremmo incontrato un nostro “prossimo”. Avremmo perso l’occasione di instaurare una relazione. Tra noi, invece, si era intrecciato un dialogo che avrebbe potuto avere un seguito, trasformarsi in amicizia, cosa che di fatto è poi avvenuta. Certo, il navigatore è una grande conquista, la tecnica è cosa buona, che può, però, dividerci e allontanarci dalla prossimità.

Non ci fermiamo più a chiedere indicazioni, abbiamo quasi paura dell’altro: potrebbe essere un borsaiolo, un delinquente, chissà. Meglio lontani. Meglio evitare i rapporti. Ditelo, scrivetelo, predicatelo, diffondetelo: è l’amicizia che bisogna imparare, recuperare, vivere.

Cominciando dall’amicizia tra l’uomo e la donna.

Pietro da Talada. Un pittore del Quattrocento in Garfagnana
di Albertini Normanna
2011, 200 p., ill.
Garfagnana Editrice
(collana Vallisneria)

http://www.ibs.it/code/9788890567506/albertini-normanna/pietro-talada-pittore.html

Normanna Albertini presenta Pietro da Talada

Normanna Albertini presenta Pietro da Talada

Pietro da Talada sbarca alla Columbia University svelando un mistero

Pietro da Talada sbarca alla Columbia University
svelando un mistero
A Modena la conferenza stampa poi le rivelazioni sul maestro del Trittico di Borsigliana
Tanti i misteri che avvolgono Pietro da Talada un pittore “scoperto” solo alla fine degli anni ’80, legato a opere di grande maestria. Oggi il mondo si interessa a questo artista e il maestro del trittico di Borsigliana, testimone dell’unione tra i crinali appenninici della Garfagnana e del reggiano, sbarca negli Stati Uniti d’America nella prestigiosa Columbia University.
Il saggio presentato al Salone Internazionale del libro di Torino nel 2011 ha raggiunto quindi un primo importante obiettivo.
Il libro su Pietro da Talada curato dalla più importante studiosa del pittore quattrocentesco Normanna Albertini e che vede in primo piano Fratel Arturo Paoli, Mario Rocchi, Andrea Giannasi, edito dalla Garfagnana editrice era già stato adottato dalla Toronto University.
Ma il progetto su Pietro da Talada prosegue e sabato 3 marzo a Modena nell’ambito del Festival del libro BUK, si terrà la conferenza stampa dove verrà presentato il nuovo sito internet http://www.pietrodatalada.it che conterrà l’opera omnia del pittore con interventi di prestigiose firme del mondo della storia dell’arte e dei costumi del 1400 e 1500.
Pietro da Talada dunque non solo come pittore ma come uomo tra gli uomini diventando un vero e proprio “must” per le Terre del Serchio.
Il pittore delle Madonne “mamme” che educano i propri figli e che ci fanno scoprire ancora oggi la sensibilità di un artista ma anche la cura dei committenti delle comunità locali. Emerge dunque un quadro unico che fonde insieme Borsigliana, Capraia, Corfino, Casatico e tutta la Garfagnana.
Nelle prossime settimane a tenere banco sarà la rivelazione di uno dei tanti misteri che avvolgono Pietro da Talada.
Mistero conservato nel Trittico di Borsigliana e che il team di studiosi di Pietro da Talada, coordinato da Normanna Albertini, rivelerà.
Ma sarà solo il primo visto che ogni giorno altre importanti scoperte si aggiungono al lavoro su questo misterioso pittore che ha attirato l’attenzione di una importante trasmissione televisiva in onda su un’emittente nazionale.
Info e note: https://pietrodatalada.wordpress.com


Alla scoperta di Pietro Talada al teatro Bismantova l’11 dicembre

Alla scoperta di Pietro Talada: un pittore del quattrocento in Garfagnana.

Presentazione del libro di Normanna Albertini al teatro Bismantova
L’associazione “Ladri di idee”, al servizio dell’arte e dell’Appennino reggiano, organizza per domenica 11 dicembre, alle ore 16.30, al foyer del Teatro Bismantova, la presentazione del libro “Pietro da Talada – Un pittore del Quattrocento in Garfagnana” (Garfagnana editrice).
Saranno presenti gli autori: Normanna Albertini, Pier Dario Galassi e Umberto Bertolini, l’editore Andrea Giannasi (Garfagnana Editrice) e lo storico professor Giuseppe Giovanelli, che ha scoperto nuovi, interessanti documenti risalenti al 1400 sui collegamenti tra i due versanti del Crinale.
Intervisterà gli intervenuti la giornalista Giuliana Sciaboni. Le parole saranno arricchite da musica e canzoni di Giuseppe Pierazzi (cantante) e di Franco Vivarelli (chitarrista), dei “Pieroinforse”. Curerà le letture Francesca Carbognani. Verrà proiettato un video sulle opere e i colori del pittore e il fotografo Silvano Sala esporrà la mostra fotografica “I luoghi di Pietro da Talada”.
Al termine, rinfresco a base di dolci caserecci. Pietro da Talada è un pittore, dipinge madonne e viene dall’Emilia, dal minuscolo villaggio di Talada, che, con tutta la Garfagnana, fa parte del Ducato Estense della metà del Quattrocento. Siamo già in quella che Vasari chiamò “la seconda età” dell’arte, quella della Rinascenza, dopo la “prima età”, dove Giotto aveva ripreso l’immagine e lo spazio naturale. Eppure, Pietro prolunga quel passato nello stile “gotico internazionale”. Pietro dipinge tavole: di grandi dimensioni, col fondo oro.
Vergini col Bambino in armoniosa immobilità; i corpi delineati da dolci linee e colori intensi. Dipinge in Garfagnana – verrà poi identificato col Maestro di Borsigliana, autore del grandioso trittico – ma anche a Stazzema, dove lascia una Madonna Assunta.
Seguendo il suo percorso, nel libro ne incontriamo le opere, ma entriamo anche nella vita degli artisti, nel mondo dei colori e dei loro significati.
Nella storia viva dell’Appennino. Addentrarsi in quel lontano tempo immobile significa recuperare uno spazio, anche mentale, dove i luoghi rinviano alle attività degli uomini, alle tradizioni, alle usanze, alle micro storie che sono poi i tasselli anonimi della grande storia.

“Pietro da Talada” martedì 19 luglio ai Martedi letterari a Casina

Doppia presentazione ai Martedì Letterari con gusto
Alle 21 alla Casa Cantoniera di Casina Normanna Albertini e Alberto Marchi ovvero Pietro da Talada e Arrigo Benedetti

Incrocia crinali e versanti, storie e storia, con la presentazione di due libri di autori ed epoche diverse, la serata del 19 luglio dei Martedì Letterari alla Casa Cantoniera di Casina organizzati come sempre dall’assessorato alla cultura con inizio alle ore 21.
Si sposta infatti tra Talada e la Garfagnana la castelnovese Normanna Albertini per ricostruire lo sfondo storico del suo Pietro dei Colori e dare alle stampe “Pietro da Talada. Un pittore del Quattrocento in Garfagnana”.
Sale da Lucca Alberto Marchi per presentare L’ostinazione laica ovvero l’esperienza giornalistica di Arrigo Benedetti, scrittore e giornalista lucchese con casa, famiglia e Resistenza a Gazzano (come racconta in Paura all’alba) dove è sepolto e dove tuttora vivono i parenti della moglie. Un crinale che univa e che unirà, affermava un interessante convegno che meriterebbe di essere ripreso, promosso qualche anno fa dall’allora assessore castelnovese Antonio Marginesi
Una storia che racconta i colori della vita e delle vite più umili quella che Normanna Albertini raccoglie nel suo Pietro da Talada. Mettendo a frutto le ricerche, sue e di altri studiosi, preparatorie al suo romanzo su Pietro dei Colori, Normanna Albertini ricostruisce davanti a noi la storia del Quattrocento sull’altro versante del crinale, ma leggendo troviamo spiegazione a tanti racconti della vita di un tempo che hanno accompagnato l’infanzia degli over 40. Che per il pubblico della Cantoniera farà rivivere con la sua solita verve e un paio di filmati.
Ne “L’ostinazione laica”, Alberto Marchi ci dà invece conto di una stagione di grande giornalismo e impegno civile, della personalità di Arrigo Benedetti fondatore di testate come L’Europeo e L’Espresso, del suo sguardo rivolto alla realtà dei fatti da offrire al lettore per una più consapevole maturazione del giudizio.
Al termine degustazione offerta da Albergo Ristorante Sara, Salumificio Bonini, Enoteca il Diana, Conad Casina.
In caso di pioggia la manifestazione si svolgerà al vicino Centro Culturale in via Marconi.

Pietro da Talada torna dopo 600 anni a Borsigliana

Il pittore del 1400 Pietro da Talada torna per la prima volta dopo 600 anni nella sua Borsigliana raccontando la sua storia e degustando i prodotti tipici del primo Slow Food Day.
Infatti sabato 18 giugno alle ore 18 nell’antica chiesetta del paese nei pressi di Piazza al Serchio si terrà la presentazione del saggio curato da Normanna Albertini edito dalla Garfagnana editrice. Parleranno del libro Umberto Bertolini, Normanna Albertini e Dino Magistrelli giornalista de La Nazione.
Le letture saranno curate dall’attrice Marina Coli. I saluti iniziali sono del sindaco di Piazza al Serchio Paolo Fantoni e del direttore editoriale della Garfagnana editrice Andrea Giannasi.
L’evento sarà occasione per unire la storia, l’arte e le tradizioni della Garfagnana ai suoi antichi e presenti sapori. Infatti la Condotta Garfagnana valle del Serchio festeggia nell’occasione il primo Slow Food Day unendosi ad altri 300 eventi in tutta Italia. E sarà proprio curata dal sodalizio locale, la degustazione finale con il responsabile della Condotta Alessio Pedri.
Pedri presenterà il pane di patate di Paolo Magazzini (presidio Slow Food) e la birra “La Petrognola” di Roberto Giannarelli.
L’evento è patronato dal Comune di Piazza al Serchio, dalla Garfagnana editrice, dalla Comunità Montana della Garfagnana, da Slow Food Garfagnana e Valle del Serchio, con la partecipazione del Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano si terrà proprio sotto lo splendido trittico dipinto dal maestro di Talada nella metà del 1400.

Note stampa per l’evento:
http://www.garfagnanaeditrice.it
http://www.slowfood.it/18giugno

In uscita il saggio di Normanna Albertini su Pietro da talada

Pietro da Talada

Pietro da Talada

E’ in uscita il primo libro della Garfagnana editrice. Si tratta di un saggio realizzato dalla studiosa  Normanna Albertini dal titolo: “Pietro da Talada: un pittore del 1400 in Garfagnana”.
“La vita descritta nel libro è quella che si svolge fuori dalla scena abituale a cui ci hanno educato i saperi “alti”; è quella “oltre il palco”.  È quella che fa rivivere l’Appennino com’era e invita a conoscerlo com’è: l’anonima, minuscola Borsigliana, per esempio, che nasconde l’incanto del trittico di Pietro, ma anche le vacche e le pecore di Talada oggi scomparse dal paesaggio.
Non un semplice testo sulle opere del Maestro di Borsigliana, dunque, ma uno studio particolareggiato su ciò che sta dietro, dentro e intorno a quelle opere.”
Garfagnana, alta valle del fiume Serchio. Borsigliana è, con la piccola villa di Vergnano il  “Comune Burciliani”. Più su, Rocca Soraggio è, invece, una fortezza la cui chiesa sorge su una roccia dinanzi a Villa Soraggio. In basso, un torrente; tutt’intorno rupi, strapiombi, foreste. Il periodo è la prima metà del Quattrocento. Pietro è un pittore, dipinge madonne  e viene dall’Emilia, dal minuscolo villaggio di Talada, che, con tutta la Garfagnana, fa parte del Ducato Estense. Siamo già in quella che Vasari chiamò “la seconda età” dell’arte, quella della Rinascenza, dopo la “prima età”, dove Giotto aveva ripreso l’immagine e lo spazio naturale. Eppure, Pietro prolunga quel passato nello stile “gotico internazionale”. Pietro dipinge tavole: di grandi dimensioni, col fondo oro. Vergini col Bambino in armoniosa immobilità; i corpi delineati da dolci linee e colori intensi. Dipinge in Garfagnana – verrà poi identificato col Maestro di Borsigliana, autore del grandioso trittico – ma anche a Stazzema, dove lascia una Madonna Assunta. Seguendo il suo percorso – grazie al spaiente lavoro di ricerca di Normanna Albertini – ne incontriamo le opere, ma entriamo anche nella vita degli artisti, nel mondo dei colori e dei loro significati. Nella storia viva dell’Appennino.
Addentrarsi in quel lontano tempo immobile significa recuperare uno spazio, anche mentale, dove i luoghi rinviano alle attività degli uomini, alle tradizioni, alle usanze, alle micro storie che sono poi i tasselli anonimi della grande storia.
“Pietro da Talada. Un pittore del Quattrocento in Garfagnana” deliena ogni aspetto legato al territorio e all’arte della pittura.
Per questo nel saggio sono presenti anche gli interventi di Mario Rocchi, Fratel Arturo Paoli, Andrea Giannasi, Umberto Bertolini, Perdario Galassi e Gianluca Farusi.
Questi affrontano la tradizione religiosa, la storia, le leggende popolari, la critica artistica e l’analisi tecnica scientifica delle tavole e dei trittici dipinti da Pietro da Talada.
Il libro è corredato da un inserto fotografico del trittico conservato nella chiesa di Borsigliana con immagini di Eugenio Casanovi e Antonella Bertolini.
PIETRO DA TALADA. UN PITTORE DEL QUATTROCENTO IN GARFAGNANA
di Normanna Albertini Garfagnana editrice (2011) pagg. 200 – euro 15,00

http://www.garfagnana-editrice.it
garfagnanaeditrice@yahoo.it

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